The Midnight Pages – Lo Specchio dell’Altrove

Autori: Giorgio Paoletti e Stefania Wolfy Rossini, (illustrazione di copertina di Davide L. Marescotti)

Casa editrice: Gamers Hunter Edizioni

Data di pubblicazione: Maggio 2026

Genere: GDR Investigativo

Numero pagine: 12

Lingua: Italiano

Trama
Scrittura
Giocabilità
Preparazione

Recensione

“The Midnight Pages” è ormai una vecchia conoscenza e quasi un felice ritrovo periodico. Ne abbiamo esplorato la Torino esoterica con La Gazzetta Piemontese, i vicoli e i café-chantant della Napoli del 1922 con La Voce Partenopea e la Tokyo sospesa tra due ere della Miyako Shinbun. Con Lo Specchio dell’Altrove, presentato come supplemento de La Gazzetta Piemontese e datato in copertina “23 maggio 1923”, la serie fa qualcosa di diverso e tenta di scavare e di addentrarsi in misteri al limite, aprendo una porta sull’orrore cosmico nella Torino che avevamo imparato ad amare.

Il formato resta quello di un giornale, ma che qui viene spinto ancora più in là, con colonne fitte da quotidiano, inserzioni pubblicitarie d’epoca che spuntano tra le scene, una mappa annotata di Torino incastonata tra le réclame. Anche qui, il giornale non è un manuale di ambientazione separato dalla sessione, ma un oggetto che può entrare fisicamente nella narrazione e, in uno scenario dove i personaggi vengono risucchiati da un negozio di antiquariato pieno di oggetti fuori dal tempo, tenere in mano un giornale del 1923 è un cortocircuito di immersività che nessun manuale tradizionale può replicare.

La vera notizia, però, è un’altra, e va detta chiaramente a chi arriva dai numeri precedenti. Lo Specchio dell’Altrove infatti cambia la formula: The Midnight Pages nasce come gioco narrativo cooperativo, masterless e senza dadi. Questo supplemento invece può appoggiarsi anche al sistema di Call of Cthulhu, introducendo la figura di un Custode che guiderà la storia e indica le prove con la dicitura del sistema de Il Richiamo di Cthulhu 7ª edizione, pur dichiarando che la struttura narrativa permette un facile adattamento ad altri sistemi. Non è necessario, tuttavia, disporre del manuale de Il Richiamo di Cthulhu per giocare questa espansione, in quanto la terminologia e tutto ciò che è necessario ai fini della giocata sono spiegati all’interno del testo. Si tratta di una scelta comprensibile, in quanto l’orrore lovecraftiano vive di informazioni asimmetriche e un’entità come quella al centro dello scenario funziona molto meglio se qualcuno al tavolo sa cosa sta succedendo e gli altri no. Resta però un cambio di identità notevole, che il fascicolo affronta con una certa disinvoltura. Chi ha amato la serie proprio per la narrazione condivisa senza master potrebbe rimanere spiazzato, mentre chi invece ha sempre desiderato portare quelle atmosfere dentro una campagna di Cthulhu troverà qui il ponte perfetto. In pratica questo significa che il fascicolo da solo non basta più, ma serve il regolamento di CoC, o il lavoro di adattamento al proprio sistema preferito.

Dentro questa nuova cornice, lo scenario funziona perfettamente. Il punto di forza più evidente è la scrittura, con le sequenze introduttive che portano i personaggi dalla tranquillità dei portici di Via Po fino ad arrivare a scoprire realtà sconcertanti. Una narrazione guidata magistralmente a mio parere, che consente di immergersi come si deve all’interno dei miti lovecraftiani. Il radicamento territoriale, marchio di fabbrica della serie, non delude nemmeno qui. La Galleria Subalpina (con tanto di nota storica dedicata), i portici di Via Po, la Mole riflessa nello specchio in copertina non sono cartolina, ma scenografia funzionale. E i cinque personaggi pregenerati sono cuciti addosso alla città e al tessuto sociale dell’epoca con la stessa cura che avevo lodato nei pregenerati della Miyako Shinbun.

Una precisazione però è doverosa: se il sottotitolo della testata promette un GDR investigativo, di investigativo in questo scenario non ho trovato molto. La struttura è abbastanza guidata e lascia poco margine di scelta per i personaggi, convergendo comunque al punto desiderato per la narrazione. Le prove servono quasi sempre a colorare l’esperienza più che a determinarne la direzione e le uniche vere biforcazioni arrivano nel doppio finale, Oltre il Velo e Il Collasso, entrambi, va detto, scritti benissimo, con un ribaltamento finale per cui manteniamo la sorpresa. Per una demo di due ore pensata per far assaggiare un’atmosfera è una scelta che può essere concessa, ma chi si aspettasse di raccogliere indizi e sbagliare strada come nei casi di cronaca dei giornali “base” della serie deve sapere che qui si è tutto più guidato. Apprezzabile invece, su sole dodici pagine, la sezione dedicata agli strumenti di sicurezza riassunta nell’espressione “anche nell’orrore, il rispetto viene prima di tutto”.

In definitiva, Lo Specchio dell’Altrove è più un assaggio che punta tutto sull’atmosfera e sull’oggetto, su entrambi i fronti centra il bersaglio aprendo alla serie una direzione (quella lovecraftiana) che con la Torino esoterica de La Gazzetta Piemontese va a nozze. Il prezzo da pagare è la rinuncia, almeno per questo numero, all’anima masterless e diceless che rendeva The Midnight Pages così particolare. Se amate Lovecraft e possedete già La Gazzetta Piemontese, questo supplemento è l’espansione naturale della vostra Torino; se della serie amavate soprattutto la narrazione condivisa, consideratelo un esperimento riuscito ma laterale.

Link per l’acquisto: The Midnight Pages




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