La Spaventosa Paura di Épiphanie Freyeur: Il tempo Perduto

Autori: Clément Lefévre

Casa editrice: Tunuè

Data di pubblicazione: 2025

Genere: Graphic Novel

Numero pagine: 80

Illustratore: Séverine Gauthier

<em>Personaggi </em>
<em>Trama </em>
<em>Illustrazioni</em>

Trama

Dopo gli eventi del primo volume, Épiphanie sembra aver imparato a convivere con le proprie paure. Ma durante una cena di compleanno con i genitori, una conversazione apparentemente innocua la trascina ancora una volta nel mondo che si cela dentro di lei.

Un bambino che vive nella paura non riesce a godersi davvero la propria infanzia, ed è proprio questo il problema di Épiphanie. A soli nove anni è già troppo seria, quasi adulta nel modo di affrontare la vita, e ha smarrito quella leggerezza che dovrebbe accompagnare ogni bambino. Questo l’ha portata a non avere amici da invitare alla sua festa.

Inizia così un nuovo viaggio, alla ricerca di quella spensieratezza che le è sempre mancata.

La paura, infatti, non è scomparsa: è ancora con lei, ma ora è diventata qualcosa con cui può convivere. Lungo il cammino, attraverso incontri insoliti e personaggi simbolici, Épiphanie imparerà a guardare oltre le apparenze e a comprendere meglio sé stessa, fino a rendersi conto che la risposta alla sua ricerca è sempre stata molto più vicina di quanto immaginasse.

Vorresti dire che non hai mai avuto amici?Che io sappia no. Ma come è possibile i bambini hanno sempre un sacco di amici”

La Spaventosa Paura di Épiphanie Freyeur: Il tempo Perduto

Recensione

In questo secondo volume il messaggio si fa ancora più profondo. Se nel primo la paura era un’emozione universale, declinata nelle sue tante forme, qui Épiphanie deve affrontare una conseguenza concreta di quella paura: la solitudine. Non è più terrorizzata da tutto ciò che la circonda, ma si rende conto di non avere amici. Quando i genitori le chiedono chi desideri invitare alla sua festa di compleanno, va nel panico. È in quel momento che inizia un nuovo viaggio, questa volta alla ricerca dei nove anni di infanzia che non è mai riuscita a vivere davvero.

Nel Tempo Perduto attraversa luoghi che rappresentano tutte quelle esperienze da bambina a cui ha rinunciato: un parco giochi dove non ha mai voluto saltare nelle pozzanghere o affrontare le montagne russe perché troppo preoccupata di sporcarsi o di avere paura, una casa sull’albero, un cinema che le mostra ricordi della sua infanzia e tanti altri scenari dal forte valore simbolico. Ogni tappa racconta un’occasione mancata, un pezzo di infanzia lasciato indietro.

C’è però un dettaglio che colpisce più di tutti. In ognuno di questi luoghi compare sempre lo stesso bambino. All’inizio Épiphanie non ci fa caso, poi capisce che è sempre lui. E quando finalmente gli rivolge la parola, lui le fa capire di essere sempre stato lì.

È un momento di grande forza emotiva, soprattutto per un lettore adulto. Quante volte, presi dalle nostre paure, dalle nostre insicurezze o semplicemente dalle nostre preoccupazioni, non ci accorgiamo di chi ci tende una mano? Di chi avrebbe voluto diventare nostro amico, o magari qualcosa di ancora più importante? Il fumetto riesce a trasformare questa riflessione in una scena di una semplicità disarmante.

Il finale è tenero e lascia un senso di speranza. Épiphanie comprende finalmente ciò che per tutto il tempo aveva avuto davanti agli occhi: quel bambino aveva sempre cercato la sua amicizia. Questa volta, però, lo vede davvero. Lo raggiunge e lo invita alla sua festa di compleanno, chiudendo il suo percorso con un gesto semplice, ma dal significato enorme.

Dal punto di vista grafico, il volume mantiene tutte le qualità del precedente. Le tavole sono estremamente dinamiche, con una gabbia che cambia continuamente per adattarsi al ritmo della narrazione: si passa da sequenze molto serrate a grandi splash page e doppie tavole che valorizzano gli scenari del Tempo Perduto.

Una parte importante del racconto è costruita sul dialogo tra Épiphanie e l’Uomo che ha perso la sua serietà. I due camminano a lungo, si confrontano e riflettono, e gli autori riescono a rendere coinvolgenti anche queste scene più contemplative grazie a una regia sempre varia e mai statica.

Anche la palette cromatica riflette il cambiamento di tono rispetto al primo volume. Se lì era la paura a dominare, con atmosfere più cupe e opprimenti, qui il tema centrale è l’infanzia perduta. I luoghi conservano una vena malinconica, come ricordi un po’ sbiaditi o dimenticati, ma sono attraversati da molta più luce e da colori più vivaci. Il risultato è un fumetto visivamente più luminoso, pur senza perdere quella componente onirica e simbolica che caratterizza l’opera.

Anche il cast cambia. Se nel primo volume incontravamo una grande varietà di personaggi, qui molti di loro fanno solo una breve comparsa iniziale. Il cuore della storia è infatti il viaggio condiviso da Épiphanie e l’Uomo che ha perso la sua serietà, due figure che sostengono quasi interamente il peso emotivo della narrazione.

Gabriele Dice

Questo secondo volume mi è piaciuto tanto quanto il primo, anche se in modo diverso. Ci sono meno personaggi strani da conoscere e più dialoghi, però il viaggio di Épiphanie mi ha fatto venire voglia di sapere cosa ci fosse nella tappa successiva.

Mi sono piaciuti soprattutto i posti che visita, come il parco giochi e la casa sull’albero, perché sembrano usciti da un sogno. Il finale mi è piaciuto molto perché fa capire che a volte un amico può essere più vicino di quanto pensiamo, basta accorgersene.

Secondo me è una storia che fa riflettere, ma senza annoiare, e anche se parla di cose importanti riesce comunque a rimanere un’avventura bella da seguire.

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